L'agricoltura biologica in montagna
Una strada di sviluppo anche per le nostre aziende piú isolate
Mille maiali in allevamento biologico: gli animali vengono nutriti senza l'uso di mangimi chimici, ma esclusivamente con prodotti naturali. Sono quasi un migliaio ogni anno i maialini che nascono nell'Azienda agricola di Francesco Miari Fulcis a Modolo, vicino a Castion.
"L'azienda - spiega Miari Fulcis - ha iniziato l'attività nel '98 su un progetto realizzato due anni prima. Poi dalla metà del 2001 è stata riconvertita ad indirizzo interamente biologico", il che vuol dire che gli animali vengono nutriti senza l'uso di mangimi chimici, ma esclusivamente con prodotti naturali, come si faceva una volta. "Per le caratteristiche del territorio e le strutture disponibili - continua Miari Fulcis - ho preferito orientare la produzione verso l'allevamento allo stato brado, benché la normativa sulla certificazione del metodo biologico, consenta anche l'utilizzo di stalle chiuse con lettiera in paglia e fecondazione naturale. Solo così, con l'allevamento biologico, ritengo che l'agricoltura di montagna possa avere una chance di salvezza dal progressivo spopolamento in atto oramai da anni. Un'evoluzione forzata, insomma, del vecchio modello di agricoltore, in operatore ad ampio raggio, capace di integrare la produzione con attività agrituristica ". Un ritorno al passato quindi, avvalendosi di criteri moderni di gestione aziendale. A Modolo, infatti, tutto è programmato e procede come in una catena di montaggio. Una cinquantina di scrofe o fattrici, sono divise in 5 gruppi a seconda del momento riproduttivo in cui si trovano, all'interno di una tenuta di oltre 5 ettari a pascolo. Nel recinto, con il primo gruppo di 12 scrofe, vengono portati 3 maschi adulti o verri per un periodo di 4 settimane. Dopodiché ne viene lasciato solo uno, qualora qualche femmina non fosse rimasta gravida. Levato l'ultimo verro le scrofe, che possono raggiungere i 300 chili di peso, rimangono insieme fino all'avvicinarsi del parto. Solo in quel momento ognuna avrà un proprio recinto dotato di una cosiddetta "Arca" a due aperture dove ripararsi in gruppo e una "cuccia" piú piccola ad una sola apertura, per la nidiata. La scrofa rimane con i piccoli per circa 30 giorni per l'allattamento, dopodiché riprende il ciclo produttivo.
Nota: Il Gazzettino di Belluno, 26 gennaio
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